Categorie
articoli e novità

OPERATORI E IMPRESE FORESTALI

Definiti i criteri minimi nazionali per la formazione professionale degli operatori e per l’iscrizione negli Albi regionali

Pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 121 del 12 maggio 2020 due decreti del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, entrambi datati 29 aprile 2020, recanti la definizione dei criteri minimi nazionali per la formazione professionale degli operatori forestali e per l’iscrizione agli elenchi o albi regionali delle imprese forestali.

Per impresa forestale – secondo quanto stabilito dall’art. 3 comma 2 lett. q) del D.Lgs. n. 34/2018 – si intende l’impresa iscritta nel Registro delle Imprese tenuto dalle Camere di Commercio, che esercita prevalentemente attività di gestione forestale, fornendo anche servizi in ambito forestale e ambientale e che risulti iscritta negli elenchi o negli albi delle imprese forestali regionali di cui all’articolo 10 comma 2.

Le Regioni al fine di promuovere la crescita delle imprese che operano nel settore forestale e ambientale, della selvicoltura e delle utilizzazioni forestali, nella gestione, difesa, tutela del territorio e nel settore delle sistemazioni idraulico-forestali, nonchè nel settore della prima trasformazione e commercializzazione dei prodotti legnosi, ed al fine di promuovere la formazione e l’aggiornamento professionale degli operatori sono tenute ad istituire elenchi o albi delle imprese che eseguono lavori o forniscono servizi nei settori sopra indicati.

Tali elenchi o albi sono articolati per categorie o sezioni distinte a seconda della diversa natura giuridica delle imprese tenendo anche conto delle loro capacità tecnico-economiche e della tipologia di prestazioni e prevedendo in ogni caso una specifica categoria per le imprese agricole di cui all’articolo 2135 del Codice civile.

1) Con il primo decreto, emanato in attuazione dell’art. 10 commi 7 e 8 del D.Lgs. 3 aprile 2018 n. 34 (Testo unico in materia di foreste e filiere forestali), vengono definiti i criteri minimi nazionali per la formazione professionale degli operatori forestali e per l’esecuzione degli interventi di gestione forestale. Tali criteri sono individuati:

a) dalle competenze e qualificazioni afferenti al quadro nazionale delle qualificazioni regionali contenute nel Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali, a norma del decreto legislativo 16 gennaio 2013 n. 13, ed ai sensi e per gli effetti del decreto interministeriale del 30 giugno 2015

b) dai percorsi formativi in campo forestale codificati dalle Regioni e dalle Province autonome per i quali le strutture competenti in materia di foreste e di formazione professionale hanno definito la corrispondenza con i diversi profili della norma UNI 11660:2016 (Attività professionali non regolamentate – Operatore forestale – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza).

2) Con il secondo decreto, emanato in attuazione dell’art. 10 comma 8 lett. a) del D.Lgs. 3 aprile 2018 n. 34, sono definiti i criteri minimi nazionali richiesti per l’iscrizione agli elenchi o albi regionali delle imprese che eseguono lavori o forniscono servizi forestali.

All’articolo 2, comma 1, del decreto vengono fissati i criteri minimi in base ai quali le imprese forestali che in forma singola e associata eseguono lavori o forniscono servizi forestali, possono procedere all’iscrizione agli albi regionali.

Alle Regioni spetta il compito di disciplinare le modalità per l’iscrizione e l’aggiornamento degli albi, nonchè per la sospensione e la cancellazione delle imprese forestali già iscritte.

All’articolo 4 del decreto in commento si ricorda che qualora le Regioni non provvedano ad adeguare le proprie disposizioni in materia entro centottanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto ministeriale, gli elenchi e gli albi già costituiti presso le regioni e le province autonome conservano la loro efficacia, ma non consentono l’esonero dall’obbligo di iscrizione al registro degli operatori di cui all’art. 4 del decreto legislativo 30 ottobre 2014 n. 1782, che commercializzano legno e prodotti da esso derivati.

Categorie
articoli e novità

Misure per il rafforzamento dell’ecosistema delle start-up innovative

D.L. 34/2020

L’articolo 38 detta misure per il “Rafforzamento dell’ecosistema delle start-up innovative”.

La norma è volta a rafforzare il sostegno pubblico alla nascita e allo sviluppo delle start up innovative. L’obiettivo del rafforzamento è perseguito, da un lato, attraverso un incremento della dotazione finanziaria della misura (comma 1), dall’altro, ampliando la capacità di azione (comma 2). Vengono previste risorse aggiuntive pari a 100 milioni di euro per l’anno 2020.

Con riferimento al secondo profilo di intervento (rafforzamento della capacità di azione della misura), la norma intende completare il supporto prestato alle start up innovative, che si limita, nell’attuale configurazione della misura, alle fasi iniziali del ciclo di vita delle imprese.

In considerazione – si legge nella Relazione illustrativa – anche del momento di emergenza che il nostro sistema nazionale sta vivendo, emerge, infatti, la necessità da parte delle startup di un sostegno pubblico per sviluppare il proprio business caratterizzato principalmente da idee innovative che le contraddistinguono dalle altre società.

Le startup per loro natura hanno esigenze di liquidità maggiori rispetto a quelle delle altre imprese di piccola dimensione e anche quando iniziano a fatturare e hanno buone entrate, necessitano di ulteriori fondi per consolidarsi e “scalare il mercato”.

E’ pertanto necessaria – si legge ancora nella Relazione – un’evoluzione dello strumento Smart & Start Italia, che conduca ad estendere l’ambito di intervento dello strumento, ora, come detto, incentrato sulle fasi iniziali del ciclo di vita, permettendo alle startup meritevoli di consolidare il proprio sviluppo attraverso apporti in termini di capitale proprio anche da parte di investitori privati e istituzionali.

Il comma 5 proroga di un anno la permanenza nella sezione speciale del Registro delle imprese delle start-up innovative di cui all’articolo 25, comma 2, del Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2012 n. 221. Eventuali termini previsti a pena di decadenza dall’accesso a incentivi pubblici e o per la revoca dei medesimi sono prorogati di 12 mesi.

Tale previsione – si legge nella Relazione illustrativa – è resa necessaria considerati gli effetti negativi per l’economia prodottisi, per il 2020, su tutto il comparto delle start-up.

Ai fini del presente comma, la proroga della permanenza nella sezione speciale del registro delle imprese non si applica ai fini della fruizione delle agevolazioni fiscali e contributive previste dalla legislazione vigente.

I commi da 7 a 9 introducono un regime fiscale agevolato rivolto esclusivamente alle persone fisiche che investono in startup o in PMI innovative. In particolare il comma 7 prevede una detrazione d’imposta pari al 50 per cento della somma investita dal contribuente nel capitale sociale di una o più start-up innovative direttamente ovvero per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che investano prevalentemente in start-up innovative.

L’investimento massimo detraibile non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di euro 100.000 e deve essere mantenuto per almeno tre anni.

Il comma 8 prevede la medesima detrazione d’imposta per i contribuenti che investono in PMI Innovative.

Categorie
articoli e novità

BILANCI 2020

Definita la maggiorazione dei diritti di segreteria dal decreto interministeriale 20 marzo 2020 – Importi invariati rispetto al 2019

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha emanato, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il decreto interministeriale del 20 marzo 2020 (decreto OIC 2020), con il quale ha definito la misura della maggiorazione dei diritti di segreteria dovuti alle Camere di Commercio con il deposito dei bilanci presso il Registro delle imprese.

Il decreto, che riguarda il finanziamento per l’anno 2020 dell’Organismo italiano di contabilità (OIC), è stato pubblicato nel sito Internet del Ministero dello Sviluppo Economico il 1° aprile 2020 ed ha i suoi effetti a decorrere dal 1° gennaio 2020.

La maggiorazione, anche per l’anno 2019, è di 2,70 euro e riguarda le voci 2.1 e 2.2 della Tabella A allegata al decreto 17 luglio 2012, che passano, rispettivamente, a euro 92,70 (su supporto informatico digitale) e a euro 62,70 (con modalità telematica).

Per le cooperative sociali l’importo da corrispondere sarà pari a euro 47,70, se presentato su supporto digitale, e a euro 32,70, se presentato in modalità telematica.

Categorie
articoli e novità

Disposizioni temporanee sui criteri di redazione del bilancio

D.L. 23/2020

L’articolo 7 del decreto reca le “Disposizioni temporanee sui principi di redazione del bilancio”, stabilendo che nella redazione del bilancio di esercizio in corso al 31 dicembre 2020, “la valutazione delle voci nella prospettiva della continuazione dell’attività di cui all’articolo 2423 bis, comma primo, n. 1), del codice civile può comunque essere operata se risulta sussistente nell’ultimo bilancio di esercizio chiuso in data anteriore al 23 febbraio 2020, fatta salva la previsione di cui all’articolo 106 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18. Il criterio di valutazione è specificamente illustrato nella nota informativa anche mediante il richiamo delle risultanze del bilancio precedente”.

Al fine di evitare che gli effetti della crisi economica derivanti da Covid-19 possano determinare un impatto negativo anche sui criteri di valutazione delle poste del bilancio d’esercizio delle imprese che seguono le regole del Codice civile, l’articolo 7 del decreto prevede che nella redazione del bilancio di esercizio in corso al 31 dicembre 2020, la valutazione delle voci può comunque essere effettuata nella prospettiva della continuità aziendale, quando tale presupposto risultava sussistente nell’ultimo bilancio d’esercizio chiuso in data anteriore al 23 febbraio 2020.

Analoga regola, e cioè la possibilità di valutare le voci in prospettiva di continuità aziendale, si applica anche ai bilanci chiusi entro il 23 febbraio 2020 e non ancora approvati.

Secondo la relazione illustrativa, queste previsioni si giustificano per la necessità di neutralizzare gli effetti devianti dell’attuale crisi economica conservando ai bilanci una concreta e corretta valenza informativa anche nei confronti dei terzi, consentendo alle imprese che prima della crisi presentavano una regolare prospettiva di continuità di conservare tale prospettiva.

Il criterio di valutazione utilizzato dall’impresa deve essere in ogni caso specificamente illustrato nella nota informativa, anche mediante il richiamo delle risultanze del bilancio precedente.

La norma mira, quindi, a favorire la tempestiva approvazione dei bilanci delle imprese (in quanto anche nel contesto attuale tale approvazione mantiene un’essenziale funzione informativa), consentendo alle imprese di affrontare le difficoltà dell’emergenza Covid-19 con una chiara rappresentazione della realtà, operando una riclassificazione con riferimento alla situazione fisiologica precedente all’insorgere dell’emergenza medesima.

Il dato temporale di riferimento è stato collegato alla situazione esistente al 23 febbraio 2020, e cioè alla data di entrata in vigore delle prime misure collegate all’emergenza (decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13) ed al conseguente maturarsi degli effetti di crisi economica.

Resta, naturalmente, ferma la previsione di cui all’art. 106 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, che ha prorogato di sessanta giorni il termine di adozione dei rendiconti o dei bilanci d’esercizio relativi all’esercizio 2019 ordinariamente fissato al 30 aprile 2020.

Categorie
articoli e novità

Disposizioni in materia di capitale sociale

Sospensione degli obblighi di ricapitalizzazione e di liquidazione dell’impresa

L’articolo 6 del D.L. 23/2020 stabilisce che “A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino alla data del 31 dicembre 2020 non si applicano gli articoli 2446, commi secondo e terzo, 2447, 2482 bis, commi quarto, quinto e sesto, e 2482 ter del codice civile. Per lo stesso periodo non opera la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli articoli 2484, n. 4, e 2545-duodecies del codice civile”.

La norma è chiaramente tesa ad evitare che le perdite di capitale, dovute alla crisi da Covid-19, pongano gli amministratori di un numero elevato di imprese nell’alternativa tra l’immediata messa in liquidazione delle società, con perdita della prospettiva di continuità per imprese anche performanti, e il rischio di esporsi alla responsabilità per gestione non conservativa ai sensi dell’articolo 2486 del Codice civile.

Si prevede in concreto che, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento e fino alla data del 31 dicembre 2020, non si applicano gli articoli del Codice civile 2446, commi secondo e terzo, 2447 (per le Spa), 2482 bis, commi quarto, quinto e sesto e 2482-ter (per le Srl) in materia di riduzione del capitale per perdite e riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale.

Per lo stesso periodo non opera la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli articoli 2484, n. 4, e 2545 duodecies del codice civile.

Questa normativa viene disapplicata in quanto alla sua base sta il principio della sanzionabilità del fenomeno della cosiddetta sottocapitalizzazione.

Resta invece ferma la previsione in tema di informativa ai soci, peraltro prevista, per la società per azioni, dall’art. 58 della Direttiva 1132/2017.